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IL kALI AL PALZEN MARTEDì | GIOVEDì | 20:30-22:00 KALI FILIPPINO ADULTI | 20:30-22:00 KALI FILIPPINO ADULTI | TECNICO : DI LOLLO ALESSANDRO | COS'E' IL KALI FILIPPINO
Sotto questo nome, o sotto quelli altrettanto usati di " Arnis " od " Escrima " si radunano un insieme di tecniche e di approcci al combattimento nella sua totalità, provenienti da varie realtà asiatiche e non, che ha acquisito una propria individualità nell'arcipelago delle Filippine. Anticamente il termine Kali identificava l'Arte Marziale locale indigena, che prediligeva l'uso delle armi da taglio e di efficaci tecniche a mano nuda. Successivamente, la storia tormentata delle isole filippine ha fatto sì che si miscelassero a questa Arte Marziale altri contributi: tecniche di derivazione cinese o giapponese, tecniche di pugilato occidentale, e perfino tecniche della scuola di scherma rinascimentale spagnola ed italiana (che all'epoca erano considerate le migliori). Diversamente per quanto accade in Arti Marziali più note, il Kali ha sempre avuto un insegnamento di tipo assolutamente informale. La tradizione marziale veniva (e in molti casi accade tuttora così) tramandata dal maestro a pochissimi allievi per volta, spesso solamente ad uno. Non esistevano " Palestre " o " Scuole " per imparare il Kali, ma l'insegnamento avveniva in maniera del tutto informale nel giardino di una casa, o dovunque fosse possibile praticare con una certa tranquillità. Non esistono pertanto stili codificati, o quantomeno gli stili sono tanti quanti i maestri. Ma indubbiamente la figura di riferimento più importante per il Kali è quella di Dan Inosanto, amico di Bruce Lee ( fu uno dei primi allievi del Piccolo Drago ) e grandissimo conoscitore delle Arti Marziali filippine e del sud-est asiatico. Caratteristiche essenziali del Kali sono la ricerca di una estrema praticità ed efficacia ed un apprendimento relativamente semplice. Si cerca di porre enfasi sui principi che stanno alla base delle tecniche, in modo che il praticante acquisisca quella flessibilità mentale e di movimento che gli consentiranno col tempo di adeguare istantaneamente il suo modo di combattere alle armi (anche improvvisate) che avrà a disposizione in quel momento e alla situazione che gli si parerà dinnanzi. Mentre in altre Arti Marziali si parte studiando le tecniche a mani nude per poi passare dopo molto tempo a quelle che prevedono l'uso di armi, nel Kali il combattimento armato è parte essenziale del sistema e viene studiato fin dalla prima lezione. Le armi sono tantissime, ed in definitiva illimitate, perché il Kali cerca di insegnare degli schemi ed un metodo di base flessibili, che possano essere adattati facilmente all'arma che si ha a disposizione in quel momento. v Comunque la didattica del combattimento armato prevede inizialmente l'uso dei cosiddetti "olisi", due bastoni di circa 60 cm di lunghezza e un diametro di 3 cm circa. Vi sono tecniche con il bastone singolo ed altre che prevedono l'uso simultaneo di due "olisi". Successivamente si inizia a prendere confidenza con l'altra arma di base del Kali: il coltello, in allenamento si utilizzano naturalmente simulacri di coltelli in gomma dura o legno, oppure coltelli con lama in alluminio spessa e non affilata. L'allenamento prevede tecniche a mano nuda: colpi di pugno, calci, prese, leve, immobilizzazioni... Il Kali è un sistema di combattimento completo ed evoluto. Non a caso le forze di polizia di molti paesi hanno integrato tecniche di kali filippino nei loro sistemi di combattimento corpo a corpo. SETTORE ARMI Nell'arte marziale filippina le armi vengono maneggiate fin dalla prima lezione per due motivi fondamentali. Il primo è dato dalla tradizione che riteneva, ovviamente, l'uomo armato in vantaggio, qualora sapesse usare l'arma, su un uomo disarmato. Il secondo motivo è di tipo didattico e molto originale come concetto: i maestri ritenevano che quando si imparavano i segreti del maneggio di un'arma i principi appresi potevano essere trasferiti a qualsiasi altra arma, oggetto o arnese ed addirittura al combattimento a mani nude. Nel settore armi distinguiamo le seguenti specialità: Olisi L'uso del bastone singolo. Si può considerare la specialità principale del Kali, se non altro la più evidente. Sinawali L'arte di usare due bastoni. Le leggende raccontano che gli esperti abbiano raggiunto una tale abilità da creare con i bastoni uno scudo tanto impenetrabile da impedire di essere toccati da una manciata di fagioli, intinti nella vernice, scagliatagli contro. Spada e daga o bastone e daga E' l'area i cui si risentono di più le tecniche di scherma "rubate" ai conquistadores spagnoli. Baraw o Coltello Alcuni maestri di Kali insegnano solo l'uso di quest'arma ritenendola più che sufficiente per la difesa personale anche contro più avversari, per giunta esperti nell'arte del combattimento. SETTORE A MANI NUDE E' l'area che per molti anni è rimasta gelosamente custodita all'interno di una ristretta cerchia di persone della comunità filippina, al punto da far ritenere agli esperti occidentali di arti marziali, che il Kali fosse un efficace sistema di combattimento con le armi, ma che trascurasse, l'arte delle "mani nude". In realtà nel Kali sono compresi: a) Panantukan: l'arte di boxare b) sikaran: l'arte di calciare. c) hubud-lubud: letteralmente significa "legare-slegare" Si tratta di un metodo che porta allo sviluppo la sensibilità. d) Dumog: l'arte delle leve, e del corpo a corpo Notevoli sono i benefici che quest'arte offre agli studenti di ogni età. Essa viene praticata fino alla tarda età come dimostrano i venerandi maestri sia orientali che occidentali. Non esistono distinzioni di sesso ed una leggenda narra addirittura di una principessa cieca di nome Josefina, che ha istruito il Gran Maestro Floro Villabrille (da poco scomparso) fondatore dell'omonimo metodo. Sviluppo della lateralità, dello schema incrociato, della percezione oculo-manuale, del senso ritmico, di una muscolatura pronta e scattante, della coordinazione motoria, di una buona conoscenza del proprio corpo e delle capacità di azione-reazione, sono alcune abilità che l'allievo coltiva allenandosi nella leggendaria arte del Kali. NB: La parola Kali deriva dalla contrazione di due termini: KAmot (corpo) e Llhook (movimento). LA STORIA DEL KALI FILIPPINO La parola Kali probabilmente deriva da "kamot", che significa mano o corpo, e da "lihok", che significa movimento; il Kali è anche noto per essere il progenitore dell'Eskrima e dell'Arnis. Secondo altri, il termine Kali deriva da kalis, un termine del dialetto tagalong che indica un'arma con la lama larga. Tale vocabolo è usato soprattutto nell'area dei Moros, nell'arcipelago di Sulu, dove le armi da taglio erano l'elemento principale: il kriss, il bolo e il baraw (coltello) sono le armi più note. C'è una grande confusione sulla differenza esistente tra i termini Arnis de mano, Eskrima e Kali: di solito si afferma che il Kali è il progenitore, l'arte più vecchia e che è maggiormente basata sull'uso di armi da taglio mentre la versione moderna è l'Arnis de mano, che pone più attenzione all'uso del bastone. Il termine Eskrima era usato invece dagli spagnoli riferendosi alle tecniche di scherma (Esgrima è il termine spagnolo che indica la scherma). Al giorno d'oggi comunque si usa di solito un solo termine: Eskrima è usato di solito nelle isole di Visayas (nord); Kali è usato nell'area di Mindanao, Maranao e Sulu (Sud); Arnis è il termine più noto a Luzon (CENTRO). La storia di un'arte marziale è spesso influenzata dalla cultura e dalla società da cui ha origine, così è anche per il Kali. La storia complessa di tale paese ha contribuito ha creare confusione anche sulla storia delle sue arti da combattimento. Alcune storici affermano che gli antichi filippini provenivano dall'Indonesia e dalla Persia (attuale Iran) e che, attraverso l'Indonesia, raggiunsero e si stabilirono nell'arcipelago delle Filippine. Altri affermano che furono addirittura gli Egiziani i primi a raggiungere l'arcipelago. Una delle teorie più interessanti asserisce che l'arcipelago filippino (più di 7000 isole) facesse parte un tempo del continente asiatico e che tale area fosse abitata da tribù di pigmei (i negritos); avvenuto il distacco di tale area dal continente, probabilmente tale ceppo etnico è rimasto a formare il nucleo dei primi abitanti dell'arcipelago appena nato. Nel quinto secolo nacque uno dei primi imperi dell'Asia: l'impero Sri Vishaya che riuniva l'area dall'India fino a Sumatra. Le popolazione dell'impero portarono una civilizzazione più avanzata nelle Filippine influenzandone la cultura e lo sviluppo. I discendenti dell'impero occupano oggi l'area di Visaya, al centro delle Filippine. Nel dodicesimo secolo un altro grande imperò regnava nell'area: l'impero Madjapahit, nato a Java, si diffuse nell'area meridionale dell'arcipelago subendo la forte influenza dei missionari mussulmani che resero famosa tale zona come "tierras moras", la terra dei Moros (mussulmani filippini). Fu all'inizio del secolo 16°, con l'invasione spagnola, che si scontrarono i guerrieri filippini e uno dei più famosi conquistatori: Fernando Magellano. Nell'area di Cebu avvenne lo scontro tra i valorosi guerrieri filippini armati di spade e bastoni guidati dal valoroso Lapu Lapu e gli spagnoli di Magellano, che in tale scontro perse la vita nel 1521. Era l'inizio di quasi quattrocento anni di dominazione spagnola nelle Filippine. Dopo aver stabilito un controllo più stabile sull'area e sulla popolazione, il Kali fu bandito e si sviluppo clandestinamente: spesso veniva praticato solo di notte in luoghi nascosti e veniva tramandato solo di padre in figlio direttamente e attraverso i movimenti di danza (sayaw) tra le tribù dei moros, dove erano usuali i combattimenti con armi da taglio. In tale periodo i filippini entrarono in contatto con il metodo spagnolo di combattere con la scherma (che non fu bandita) con la spada e la daga e a mani nude; analizzando questi nuovi metodi e eliminandone i punti deboli, ebbe origine il metodo di combattere tipico del Kali denominato "espada y daga" in cui si lotta armati di bastone e coltello o di spada e coltello. La capacità di studiare i propri nemici e di rielaborarne il metodi di lotta fondendolo con quello conosciuto, portò al nascere di molti e diversi stili nelle varie parti dell'arcipelago, nelle varie isole. Tutto ciò porto ad un ulteriore dispersione e disomogeneità del Kali accrescendo le differenze tecniche tra le varie aree e regioni: ad esempio gli stili del nord erano di solito maggiormente basati sull'uso del bastone e della spada adottando soprattutto la distanza di combattimento lunga e non svilupparono sistemi di lotta a mani nude; gli stili dell'area centrale erano basati sull'uso di spada e coltello e quindi sul combattimento a media e corta distanza sviluppando anche un raffinato metodo di combattimento a mani nude che adotta colpi di pugno, lussazioni, leve, proiezioni e colpi di vario genere; nel sud invece, l'area dei Moros, ci si allenava con i bastoni ma nel combattimento si usavano le spade e altre armi da taglio come nell'area centrale e si adottavano anche tecniche a mani nude. Alla fine del secolo 19° si rafforzò il movimento nazionalista filippino: Josè Rizal fu il simbolo della lotta al colonialismo spagnolo al punto da essere arrestato e poi giustiziato nel 1896. Dopo due anni, con l'avvenuta nascita del Movimento di Libertà Nazionale, le Filippine si autodichiarano indipendenti dalla Spagna, proprio quando la nazione iberica entrava in guerra con gli USA, che vinsero il conflitto acquisendo anche il governo dell'arcipelago, considerato un ottimo punto strategico nell'area asiatica. Si susseguirono per anni, soprattutto nel sud, violenti scontri tra i guerrieri filippini armati di spade o coltelli e i soldati americani che , nonostante fossero armati di armi da fuoco, spesso avevano la peggio. Dopo la seconda Guerra Mondiale, nel 1946 fu proclamata l'indipendenza e la nascita delle Repubblica ma continuano tutt'oggi gli scontri e le rivendicazioni delle popolazioni del sud musulmano che chiedono l'indipendenza. L'esame della storia di tale nazione e di tale popolo ci permette di capire l'evoluzione tecnica delle arti nate e sviluppatesi nell'arcipelago filippino, arti che sono state sempre insegnate ai guerrieri all'interno dei singoli villaggi e l'istruttore era sempre un parente stretto: era quindi un'arte tramandata a livello famigliare, una trasmissione di nozioni e tecniche da parte di chi aveva combattuto e sperimentato direttamente l'arte e le proprie abilità. Solo negli anni '20 furono aperte le prime scuole di Kali nelle Filippine. Non solo le arti occidentali (scherma spagnola e metodi conosciuti con il contatto con gli americani e di giapponesi) influenzarono la cultura marziale filippina, ma un'altra grande forza influenzava le arti di combattimento dell'arcipelago: il Penchak Silat. Dal Sud infatti, dall'isola di Mindao, giunsero gli influssi del Silat: l'apertura mentale tecnica dei maestri di escrima li portò ad inglobare nel loro sistema qualunque cosa potesse arricchire il patrimonio marziale. Ecco dunque che alcune scuole di Arnis o Kali si differenziavano da altre per le sofisticate tecniche originarie dell'Indonesia e in particolare dell'isola di Sumatra. Pencak Silat Lo studio dei stili di combattimento indonesiani definiti sotto il termine "Pencak Silat"* sono la naturale evoluzione tecnica del praticante di Kali. La vicinanza geografica dell'arcipelago delle Filippine con quello indonesiano ha fatto si che gli scambi culturali fossero enormi. Anche nelle Arti Marziali sviluppate da queste due culture si possono trovare tantissime affinità e influenze comuni, come il sistema di combattimento cinese Kuntao. In questa sezione si parlerà di quest'Arte Marziale decisamente poco conosciuta in Italia, e che solo ora sta facendosi conoscere al "grande pubblico" attraverso dimostrazioni di maestri da tutt'Europa, a partire da quelli di origine olandese. Come nel Kali/Arnis/Escrima anche nel Pencak Silat esistono stili con raffinatissime tecniche di combattimento con bastoni e lame. Il Pencak Silat, al primo sguardo, risulta un sistema di combattimento cervellotico, complesso, con tecniche per contorsionisti e una pesantissima presenza di magia e superstizione. Approfondendo l'argomento si scopre invece che certi stili di Silat sono una miniera di tecniche efficaci e devastanti, di una semplicità unica e spunto per sviluppare tattiche di combattimento insuperabili. "Il Pencak Silat è per metà tecnica e per metà mente..." così dice il mio maestro, per sottolineare il concetto (applicabile a tutte le arti marziali), che solo con la giusta grinta, determinazione e aggressività possiamo applicare con efficacia le tecniche del Pencak Silat. * Come si pronuncia il termine "Pencak Silat"? Il suono dovrebbe essere "Pènciak Sìlat" dove la "c" è dolce come la pronuncia di "cielo". In inglese, per dare agli anglosassoni la possibilità di pronunciarlo alla stessa maniera è scritto "Pentjack Silat", in francese "Penchak Silat I PRINCIPI DEL PENCAK SILAT Il Pencak Silat, generalmente, si basa su diversi princìpi (o strategie) di combattimento. Il numero di quelli citati cambia di stile in stile, certi stili ne hanno ventiquattro, altri undici ecc...ecc.... Fondamentalmente quelli comuni a tutti gli stili di Pencak Silat sono i seguenti:  | Aderire all'avversario |  | Sbilanciamento dell'avversario |  | Tecniche di seduta in velocità |  | Colpi frustati |  | Rotazioni coatte dell'estremità dell'avversario |  | Applicare forze opposte su linee parallele | Aderire all'avversario Il Pencak Silat sviluppa nel praticante la capacità di combattere a cortissima distanza dal suo avversario allenandolo a percepirlo ed attaccarlo con tutte le parti del suo corpo. Sviluppare questa capacità è utile perchè una minore distanza dall'avversario ci permette di investirlo con un maggior numero di armi naturali (gomitate, ginocciate, testate, spallate...), inoltre è una distanza inevitabile quando la collutazione si fa davvero seria tra due persone. Quindi essere già addestrati ad affrontarla in maniera logica ed efficace è già un vantaggio tattico inestimabile. Con questa mentalità noi siamo portati ad usare tutto il nostro corpo per controllare l'avversario, vuoi ostacolandolo nei suoi movimenti, vuoi riempiendolo letteralmente di tecniche percuotenti. La vera efficacia di questa strategia è quella di non lasciare mai l'iniziativa all'avversario e disorientarlo al massimo con i nostri colpi. Certe sequenze tecniche che dimostrano questo principio sono molto ineleganti da vedere dall'esterno. Quando ho visto per la prima volta il mio maestro esemplificarmi questo princìpio l'ho paragonato ad un ventilatore che si scagliava contro una persona ;-). E' essenziale capire che questo princìpio fonda la sua forza non solo nel suo lato esteriore (le tecniche di controllo/percuotenti), ma anche nel suo risvolto psicologico: è molto intimidante. Smorza la grinta dell'avversario se ben applicata. Aderire all'avversario non significa la sola nostra imposizione fisica, ma anche quella psicologica. Dobbiamo aderire a lui anche psicologicamente, schiacciarlo per spegnere la sua iniziativa travolgendolo. A volte si dice come spegnere una fiamma coprendola con una coperta. Inoltre applicare questa strategia significa mettersi più al riparo -paradossalmente- dai colpi dell'avversario. Se gli stiamo davvero addosso e dentro la sua guardia difficilmente i suo calci e pugni potranno ferirci serimente, perchè non potrà caricarli decentemente... A meno che non usi le tecniche di caricamento dei colpi del Pencak Silat a corta distanza... :-) Per finire studiare queste tecniche è formativo per l'allievo: perde la paura di stare vicino dall'avversario. E' chiaro che come tutte le strategie ci sono dei limiti anche qui. Uno per tutti: mai da applicare in caso di scontro con avversari multipli! L'ADERIRE richiede "tempo" per essere efficace sul serio, e impegna tutto il nostro corpo per un solo avversario. Sbilanciamento dell'avversario Se vi capita di allenarvi nelle tecniche di Pencak Silat con un istruttore degno di questo nome noterete subito che entro tre passaggi della tecnica che state subendo vi troverete sbilanciati e scaravemtati più o meno violentemente per terra. Gli sbilanciamenti nel Pencak Silat sono l'eterogenea somma di "viscidi" sgambetti creati con l'interno del piede di ci esegue la tecnica che si posiziona repentinamente dietro la caviglia dell'avversario, oppure con veri e propri pestoni sul piede (elegantemente chiamati foot trap), o con le classiche proiezioni d'anca. Il concetto del Pencak Silat è che dobbiamo sbilanciare l'avversario attacando il suo equilibrio dalla base, ovvero dalla capacità di muovere i suoi piedi per stabilizzarsi. In combattimento i piedi si devono muovere sempre per adattarsi con il miglior equilibrio alla situazione in corso. Ma se questo movimento dei piedi viene impedito in qualche maniera, magari con uno dei sistemi menzionati sopra? Si finisce a terra, e una volta a terra con un praticante di Pencak Silat in piedi di fronte a noi è un problema... Infatti il Pencak silat prevede la distruzione articolare dell'avversario a terra. In cosa consiste? Molto "semplicemente" di pestare energicamente e sistematicamente tutte le articolazioni maggiori dell'avversario a terra: ginocchia, caviglie, gomiti, polsi, spalle... Collo. Tutto queste mentre si continua a schiaffeggiare e rimepire di pugni l'avversario. Potete notare un esempio nel video. Il concetto di sbilanciare sempre e comunque è molto interessante ed efficace. Tecniche di seduta in velocità Il simbolo del Pencak Silat è sicuramente l'immagine di un guerriero seduto sulle sue gambe dopo un velocissimo mezzo avvitamento di gambe su se stesso e pronto a difendersi e/o scattare come una molla contro l'avversario. Questa è la posizione del Cobra. Bellissima da vedere e dolorosissima da praticare le prime volte che la si impiega: necessita una muscolatura molto sciolta delle anche e dei glutei. Sotto questo princìpio troviamo anche altre tecniche meno sofisticate di passare da una posizione eretta a una seduta, o pseudo-seduta, per aumentare la propria stabilità e/o aumentare la potenza in una tecnica particolare. Le tecniche per eseguire questi cambiamenti di postura sono molteplici, si parte dalla già citata tecnica del Cobra per passare da tecniche basate sul semplice "lasciarsi catturare dalla gravità" facendo un saltello ed allargando le gambe di colpo, oppure inginocchiandosi semplicemente. Nel Pencak Silat può essere cosa comune vedere tecniche di difesa da pugni o da calci particolarmente alti che iniziano con una repentina tecnica di seduta, per poi esplodere contro l'avversario con la massima aggressività. Colpi frustati Con il titolo di questo paragrafo intendo due tipolgoie di tencihe diverse: i colpi frustati veri e propri -tecniche percuotenti di solito con la mano rilassata verso il viso dell'avversario- e le tecniche di reazione spontanea dell'avversario. Partiamo da queste ultime. Nel Pencak Silat si sono sviluppate in maniera estrema tecniche che si basano sull'indurre all'avversario un movimento, questo per reazione istintiva resiste, ed ecco che a questo punto applichiamo una forza in direzione opposta alla nostra precedente (cioè concorde alla forza di resistenza istintiva dell'avversario). Applicazione pratica. Avversario di fronte a noi; gli applichiamo una tecnica di doppia spinta con i palmi delle mani sul suo petto (okay... Uno spintone, sarò meno sofisticato d'ora in poi ;-) ), sicuramente il nostro avversario "resisterà" al nostro colpo. Appena i nostri palmi delle mani hanno concluso la spinta lo afferriamo per le spalle e lo tiriamo con decisione verso di noi (ovvero esacerbando improvvisamente la sua reazione di resistenza al nostro spintone precedente) piantandogli una bella testata sul naso. E' una tecnica talmente semplice che funzione nella stragrande maggioranza dei casi.Questi cambiamenti di direzione su uno stessa direttiva sono una delle tattiche più efficaci del Pencak Silat. Tornando all'esempio delle tecniche frustate, intese come "frustate" vere e proprie delle nostre mani rilassate contro le parti molli del corpo del nostro avversario: molto dolorose ed efficaci. Rotazioni coatte dell'estremità dell'avversario Paroloni per dire sostanzialmente questo: se prendo la testa dell'avversario con tutte le mie due mani poi la giro repentinamente in una direzione, il corpo stesso dell'avversario andrà in quella direzione. "Dove va la testa va il anche il corpo" diceva il mio Maestro di Ju Jitsu quando ci proiettava a terra con leve articolari al collo... Il Pencak Silat è basato su tecniche finalizzate al controllo del gruppo testa/collo per atterrare l'avversario. Esistono altre tecniche di proiezione a terra dell'avversario lavorando sui polsi (gli amici dell'Aikido possono scrivere dei libri solo su quest'argomento :-) ), ma meno frequenti di quelle espressamente incentrate sulla testa dell'avversario. Applicare forze opposte su linee parallele Anche qui un titolo abbastanza complesso per esprimere una strategia efficace e semplice. Nel Pencak Silat troviamo esempi di tecniche di base (quali pugni, gomitate, forbici con le gambe...) che vengono eseguite con delle raffinate modifiche per renderle più devastanti. Prendiamo come esempio una gomitata al viso. Di per sè stessa è una tecnica efficacissima, una gomitata ben piazzata in faccia neutralizza la maggior parte degli avversari. Supponiamo di eseguire la gomitata con il braccio destro. Bene, nel Pencak Silat la mano sinistra viene utilizzata per afferrare la nuca dell'avversario e spingerla violentemente verso la nostra gomitata. Queste due forze opposte, se applicate su linee parallele, è ovvio che producono un carico dannoso sulle vertebre cervicali del collo di chi subisce la tecnica. Questo solo un esempio delle migliaia di combinazione di tecniche percuotenti eseguite in contrasto contemporaneamente, su linee parallele, per rompere un arto, per atterrare l'avversario, per farlo piegare in avanti...
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