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Yoseikan-Budo al Palazen LUNEDì | MERCOLEDì | 20:30-22:00 YOSEKAN ADULTI | 20:30-22:00 YOSEKAN ADULTI | | TECNICO : PASSONS FILIPPO |  Negli anni '50, il giovane Hiroo Mochizuki faceva con successo nei Campus universitari giapponesi quello che aveva imparato dal padre Minoru fin da bambino; essere un fortissimo combattente. Hiroo aveva pienamente assimilato quelli che erano stati i profondi insegnamenti paterni, che avevano scolpito il suo giovane spirito come l'artista fa con l'argilla. Hiroo, fisico forte ed agile, sostenuto da una mente aperta e vivace era così riuscito in breve tempo a battere sui tatami del giappone i migliori rampolli dell'aristocrazia marziale nipponica, troppo tesa a differenza di lui, ad imporre l'"etichetta" alle proprie necessità di vittoria. Hiroo si comportava di fatto, in mezzo a loro, come un moderno "Ronin", un autentico samurai seza padrone; agressivo e pieno di iniziative. Hiroo intuì che il suo destino non era lì, ma che vi erano nuovi orizzonti che lo attendevano in un'altra parte del mondo e quindi, con la benedizione paterna, nel 1957, andò incontro al giudizio del mondo occidentale, facendo la sua prima apparizione in Francia, a supporto del rappresentante in Europa del padre, Jim Alcheik e anche su richiesta di Henri Plée, il pioniere del Karate Francese, terra che diventerà da quel momento la sua seconda e definitiva patria dal '63 in avanti, portando per primo il Karate Wado-Ryu ed il Kobudo. Lì il "Mochi" (così chiamato affettuosamente da me e dagli altri suoi primi allievi italiani), fu preceduto dalla sua fama di combattente, al punto di dover dimostrare spesso, ai più curiosi, la sua potenza. Ben presto Hiroo divenne uno dei maestri più ricercati di francia, sia come karateka, diventando ben presto commissario tecnico della nazionale francese di kumite che ricordiamo ha espresso all'epoca talenti come Dominique Valera', che come aikidoka ed esperto di armi tradizionali (e' stato il primo ad esibirsi a Roma negli anni '60 con i "Sai", tipici doppi puntali con l'elsa a forma di corna). Eppure, tutto questo, per sua stessa ammissione, lo fece sentire un uomo solo con la sua invincibilità, così come già gli era accaduto in giappone. Fu a questo punto che Hiroo capì che era ora di ripensare alle proprie esperienze di vita e questo lo portò finalmente ad accettare il cambiamento che già da tempo covava nel suo animo; questo desiderio di cambiamento si chhiamo' inizialmente Yoken per poi diventare definitivamente Yoseikan-Budo (così chiamato per rispetto verso il dojo paterno). Lo Y.B. nasceva così come espressione del rispetto dell'uomo, insegnando a dare e ricevere, facendo tesoro dell'esempio di umiltà dato dai maestri come Musashi o più recentemente come Ueshiba. Per fare questo Hiroo sentiva il bisogno di riportare l'arte marziale alle sue radici, riappropriandosi dello spirito del "bushi" (l'antico guerriero), utilizzando la sintesi delle tecniche componenti le moderne scuole di combattimento, per ricercare l'obiettivo originario del combattente; la sopravvivenza. Anche sulla metodologia dell'allenamento Hiroo aveva da ridire, perchè nelle scuole moderne, l'allenamento era spesso squilibrato, teso al potenziamento di una o di un'altra attitudine fisica a seconda dello stile praticato. Mochizuki, nel perfezionare lo Y. B., arrivò a sviluppare la Teoria dell'Onda, cioè l'applicazione di un movimento simile all'infrangersi del mare, dove riflessione e percussione si susseguono in un movimento ondulatorio continuo, che se opportunamente ristretto e riprodotto dal corpo umano, permette di avere movimenti fluidi e dirompenti. Altro aspetto fondamentale dello Y.B., è stato quello di riuscire a fondere tecniche apparentemente incompatibili fra loro; non solo come semplice concatenamento, ma armonizzando il tutto con la suddetta teoria dell'onda, seguendo la percezione spazio-temporale data da quella che Oscar Ratti ha definito come la "Sfera Dinamica" del combattente.
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